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I nostri soldi. Notizie e analisi per difenderci dalle truffe e imparare ad investire i risparmi in maniera responsabile.

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L’anno nero dei fondi pensione

Gli azionari perdono quasi il 25% del rendimento. E la vecchia «liquidazione» si prende la rivincita

È stato l’anno nero anche per i fondi pensione e non poteva essere altrimenti, vista la dimensione della crisi internazionale. Ma il peggio, anche qui, sembrerebbe passato. Tanto che, secondo Antonio Finocchiaro, presidente della Covip, la commissione che vigila sui fondi pensione, non occorrono grossi interventi o riforme strutturali, anche se certo, sulla previdenza integrativa «bisognerà tornare a riflettere», una volta superata l’emergenza finanziaria ed economica in atto. I suggerimenti sul da farsi Finocchiaro li ha già pronti. E si appresta, a sei mesi dalla sua nomina alla guida dell’Autorità, ad illustrarli il prossimo 18 giugno con la relazione annuale sullo stato della previdenza complementare. I fondi, aveva detto Finocchiaro in Senato due mesi fa, hanno mostrato un’apprezzabile solidità di fronte alla «severa prova» della crisi. Che ha tagliato, con una sforbiciata consistente, i rendimenti soprattutto di quelli più a rischio, cioè investiti in azioni. I dati, e sono quelli aggiornati al 31 marzo, evidenziano infatti un calo del 6,3% dei rendimenti dei fondi negoziali (istituiti da accordi tra aziende e sindacati) nel 2008 che scendono di un ulteriore 1% nei primi tre mesi del 2009: in particolare la diminuzione è del 24,5% (2008) e del 5% (primo trimestre 2009) per il comparto azionario; del 9,4% e 1,7% per il bilanciato; del 3,9% e 0,9% del misto mentre c’è un rialzo dell’1,6% e dello 0,6% per l’obbligazionario puro.

Andamento simile per i fondi aperti (istituiti direttamente dagli intermediari finanziari come banche e assicurazioni), i cui rendimenti sono complessivamente scesi del 14% nel 2008 e di un ulteriore 2,2% tra gennaio e marzo di quest’anno con il picco di un taglio del 27,6% (2008) e del 5,6% (2009) per l’azionario a cui si oppone un apprezzamento del 4,9% e del 1,3% per l’obbligazionario puro. Quanto ai Pip, piani di investimenti individuali, nel 2008 c’è stato complessivamente, nella media, un abbattimento dei rendimenti del 24,9% mentre nel primo trimestre la riduzione ha toccato il 4,6%: in caduta del 36,5% (2008) e del 7,6%(2009) le linee azionarie e in salita del 2,7% e dello 0,9% quelle obbligazionarie. A fronte di questi dati il Tfr (trattamento di fine rapporto, cioè la vecchia «liquidazione») ha visto una rivalutazione netta lo scorso anno del 2,7% cui si aggiunge lo 0,3% del primo trimestre del 2009. 

 

 

 

Scendono ancora le bollette


Il gas -9,5% e -2,1% la luce

 

Calano le tariffe dopo i rialzi indotti dal caro greggio. Più di 100 euro di risparmio


Federconsumatori chiede la riduzione dal 20 al 10% dell’Iva sul metano

 

Nuovo calo in vista per le bollette della luce e del gas. Dopo la lunga corsa al rialzo innescata l’anno scorso dall’aumento del greggio, le tariffe elettriche e del metano registreranno dal primo luglio un altro forte ribasso: -9,5% per il gas e -2,1% per la luce. Con un risparmio di quasi 107 euro a famiglia, su base annua. 

Una flessione, quella preannunciata dalle stime di Nomisma Energia, che se fosse confermata dall’Authority per l’Energia, vedrebbe la spesa delle famiglie registrare, solo dal primo gennaio scorso, un calo di oltre 230 euro l’anno rispetto alle tariffe in vigore a fine 2008. 





La flessione prevista per il prossimo trimestre si andrebbe infatti adaggiungere al calo del 5,1% per l’elettricità e dell’1% per il gas scattato dal primo gennaio scorso. E, ancora, alla riduzione del 7,5% del gas e del 2% della luce, in vigore dal primo aprile





"La prevista riduzione delle tariffe di luce e gas è un fatto positivo, ma questo è il momento di fare di più, dimezzando l’Iva sul metano dal 20% al 10%". E’ quanto afferma Rosario Trefiletti, presidente Federconsumatori, spiegando che la flessione delle bollette, "più che far risparmiare, riporta a condizioni normali gli enormi sbalzi tariffari di oltre 240 euro all’anno subiti nel 2008"

 

 


 

Ausiliari : annullabili le multe fuori dalle strisce

 «Il Comune non ha ancora inviato una circolare per informare gli ausiliari del traffico sulla sentenza della Cassazione, la quale stabilisce che loro possono multare soltanto le auto nelle strisce blu e quelle che intralciano la marcia dei mezzi pubblici. Nel frattempo, ignari, continuano a compilare verbali. Ma sono tutti annullabili». Roberto Miglio, sindacalista del Csa dei vigili, denuncia una situazione che, passando per gli uffici del giudice di pace, potrebbe portare a una “perdita” significativa per il Comune di Milano. In caso diannullamento dei verbali, infatti, Palazzo Marino vedrebbe ridursi notevolmente le entrate provenienti dalle contravvenzioni (circa 38 milioni di euro all’anno, tra quelle degli agenti di polizia locale e quelle degli uomini di Atm). «Dall’inizio dell’anno - spiega Miglio - sono già stati presentati 300 ricorsi. Tutti accolti dal giudice di pace». La sentenza di riferimento è la n. 5621 del 9 marzo scorso. Da quella data sono state circasessantamila le multe staccate dagli uomini con la pettorina fluorescente, di cui la metà riguardano auto parcheggiate in divieto di sosta, sui marciapiedi, sulle strisce oppure nei posti riservati ai residenti. Tutte irregolari e quindi impugnabili. Dall’Atm «nessun commento» alla questione

 

  Pensioni, Tremonti: «Sistema ottimo.
No a una riforma fatta solo per soldi»

 

 

Il ministro: «Il sistema previdenziale può essere migliorato ma in una logica di generazione»

ROMA - Il sistema delle pensioni in Italia è «ottimo, sta in piedi bene». Parola di Giulio Tremonti. Durante la registrazione di Porta a Porta, il ministro dell’Economia ha spiegato che «in Europa le pensioni italiane sono considerate nella media forti e stabili, gli italiani devono e possono essere sicuri. Se vuoi renderle ancora più sostenibili e adatte ai tempi che cambiano - ha detto Tremonti - devi, con calma e con il sindacato ragionare sui grandi numeri dell’invecchiamento della popolazione». «Non è un sistema a rischio, lo si può migliorare: non nella logica di fare soldi, ma nella logica di generazione tra padri e figli. Il discorso vero con il sindacato è quello in funzione dell’età media della vita che sale», ha aggiunto il ministro, chiarendo che il governo è comunque aperto al dialogo con i sindacati.

 

 

 

 

 

 

 

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